Presentazione “Parola di migrante”

Posted on ottobre 22, 2009 by

La Biblioteca “Babil” è una piccola oasi libraria del quartiere Sant’Antonio. Nata da un’ambiziosa iniziativa dell’associazione “Nautilus”, Babil si trova all’interno del Progetto Rebeldia in Via Battisti, condividendo i propri spazi e la propria “sostanza” con un’altra storica attività del Laboratorio delle Disobbedienze, ovvero “CinemAltrove”, seminario permanente di proiezioni e incontri dedicati alla materia cinematografiaca.

Una storia particolare quella di “Babil”, fatta di tappe sofferte e non sempre facili ma che, grazie all’incessante lavoro dei suoi molti volontari, è riuscita a costruire un patrimonio di quasi tremila volumi che molto presto saranno a diposizione di tutta la cittadinanza. Un patrimonio di sole donazioni, libri condotti a Babil da una fetta di popolazione cittadina che ha voluto contribuire alla costruzione di un luogo che si candida a essere un punto di riferimento all’interno di quel già importante polo di integrazione e di promozione culturale che è il Progetto Rebeldia.

Mentre i volontari dell’associazione Nautilus continuano la loro infaticabile opera di catalogazione, la Biblioteca Babil riesce a esprimere la sua valenza “plurale”, luogo eletto per sua stessa natura all’incontro tra realtà diverse, lingue diverse e dunque culture diverse. “Parola di migrante”, l’iniziativa organizzata per questa sera, procede proprio in questa direzione, nel tentativo di indagare insieme agli ospiti e al pubblico che interverrà in sala, l’esperienza degli scrittori migranti in Italia, divisi tra impegno politico e letteratura.

Uno scrittore e giornalista algerino, Karim Metref, autore nel 2008 di “Tagliato per l’esilio” e direttore della rivista online “Letterranza” (www.letterranza.org); una poetessa traduttrice e insegnante italo-americana, Pina Piccolo. Il primo ha lavorato per dieci anni nel suo paese come insegnante, impegnandosi nella militanza per i diritti culturali del Berberi e per l’accesso ai diritti democratici in Algeria; la seconda ha pubblicato saggi (negli Stati Uniti su Fo, Rame, Celati, di Ruscio), organizzato iniziative (qui in Italia promuove l’opera della poetessa Shailja Patel), e pubblicato poesie e racconti che affrontano il tema della xenofobia e del razzismo.

Educazione alla pace e alla nonviolenza, intercultura e gestione nonviolenta dei conflitti, elementi che contraddistinguono l’opera e la biografia lavorativa dei due ospiti che questa sera a Bail racconteranno del loro lavoro. Ne parliamo con Alberto Dalla Rosa, uno dei molti volontari del progetto Babil, e “animatore” dell’incontro previsto per la serata: “L’idea di organizzare un incontro con autori stranieri che scrivono in lingua italiana – racconta Alberto – è venuta dalla conoscenza di uno di essi, Julio Monteiro Martins, scrittore Brasiliano da tempo ormai in Italia e professore di Letteratura portoghese all’Università di Pisa. Proprio parlando con Julio a proposito della sua esperienza, è venuta l’idea di approfondire il tema invitando due persone che potessero introdurci al mondo degli scrittori migranti”.

Cosa caratterizza uno “scrittore migrante”?

Innanzitutto è il fatto, non secondario, di esprimersi nella lingua del paese ospitante. La lingua è un elemento cardine della propria cultura e basta questo fatto a dimostrare quanto questi autori facciano per l’arricchimento della letteratura italiana. Tuttavia, in quello che essi raccontano rimane sempre impressa tutta l’esperienza di un’altra cultura e delle difficoltà e del disagio causato dal fatto di dover cambiare paese.

E rispetto agli autori invitati alla serata di oggi?

Karim Metref è sicuramente uno degli esempi più affascinanti: con il suo lavoro in Letterranza egli promuove una letteratura che è pienamente italiana anche se scritta da stranieri di ogni origine. Pina Piccolo, invece, è un caso particolare: italo-americana, da sempre divisa tra questi due paesi e queste due culture, nonostante non corrisponda allo stereotipo del migrante, porta in sé tutta la complessità di quelle persone costantemente divise tra due culture, ma mai a proprio agio in una sola di esse.

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